Detto, fatto!
Ho preso alla lettera l’ispirazione di Massimo Lentsch, il deux ex machina di Co.Mark.

Ruspanti, tosti, pragmatici, efficienti: “temporary magut”.

Allora mettiamoli alla prova e costringiamoli a salire sulle impalcature, caschetto in testa, scalette a pioli, due tre piani.
Non hanno battuto ciglio.
Il boss accanto alla betoniera, badile, posa e sguardo tosto a guidare il gruppo.

Tipi simpatici raccolti per un ritratto: la copertina del libro della collana Franco Angeli “I Manovali del Marketing Internazionale”

Abbiamo pensato di raccontare l’esperienza con un time lapse.

corporate ritratto comark franco angeli manovali marketing

copertina Franco Angeli Co mark Massimo Lentsch

LET’S GO ON

29.12.2015 Portrait

Gianni canali fotografo auguri 2016

SIAMO PRONTI PER COSTRUIRE UN NUOVO FANTASTICO ANNO INSIEME A VOI
AUGURI PER UN EDIFICANTE 2016

Sergio, il marinaio,

vabbè skipper,

di passaggio nel mio studio.

 

“Ho navigato,

ho corso nel deserto a 50°,

voglio raccontare le mie avventure”

ritratto portrait people skipper ruga wrinkle

Con affetto, e ironia, ho realizzato questo ritratto di gruppo dei maestri restauratori bergamaschi utilizzando il tassello di pulitura come ottica, in realtà, per me, che ho iniziato a lavorare come fotografo professionista proprio documentando il lavoro di restauro nelle sue varie fasi, questa, più che un’immagine, è un omaggio al sapere, alla tecnica della pulitura:
Il tassello di pulitura è un concetto visivo con un’utilità che va oltre l’ambito specifico del restauro, e concerne il senso di ogni immagine: com’era, com’è, come potrebbe essere, come sarà.

Fotografare un lavoro di restauro è un lavoro molto tecnico, grazie al quale impari a illuminare perfettamente l’oggetto, soprattutto impari a illuminare oggetti bidimensionali, è quasi un tirocinio anti-creativo, rigorosamente e assolutamente tecnico, puramente tecnico: ma di fatto, e magari te ne rendi conto anni dopo, ti insegna molte cose.
Per prima cosa, fotografando quadri, impari a fare immagini di immagini, cosa che poi è fondamentale ogni giorno, dal momento che viviamo nella società dell’immagine, in città, ambienti, interni, strade tappezzate di immagini.

Ma soprattutto, il tassello di pulitura per il fotografo diventa una sorta di app mentale che prefigura le opzioni espositive di un’inquadratura.
E infine, volente o nolente, guardando questi quadri, questa arte sacra 400-700, queste figure umane, e cosa fanno, e gli oggetti, e come sono disposti, impari le regole di composizione dell’inquadratura,
e da una sacra famiglia derivi un ritratto d’impresa, da una natura morta una vetrina moda, da una natività uno still life…e da un’ultima cena un ritratto di gruppo di artigiani come apostoli, discepoli del proprio credo professionale.

tassello.pulitura, ritratto, portrait

“Mio padre” si può dire in tanti modi, e fa capire tante cose.
Chi come me nella vita fa altro dal padre, raramente, privatamente,
quasi sottovoce, e con pudore, dice “mio padre”.

Ma in un’impresa artigiana, da come il figlio dice “mio padre”,
a testa alta, con voce forte, capisci il senso di un legame stretto,
territoriale, generazionale, basato sul lavoro.

“Lavoro” è anche la prima risposta che mi rifila l’operaio/artigiano
esperto (ma d’aspetto giovanile) alla domanda: “Lei cosa fa?”
“E da quanto lavora?” “Qui da 33 anni, ma lavoravo già prima”

Un altro, aria da Clint Eastwood: “Ho iniziato a 13 anni da apprendista,
poi sono arrivato all’età della pensione da dipendente,
e adesso da 13 anni lavoro come artigiano in società”.

Poi un giovane vichingo, che dopo avermi spiegato cosa fa
(progettazione su misura, disegno tecnico, autocad, software)
mi guarda in faccia e mi rivela il segreto, il vero punto di forza:
“mio padre, tutte le idee vengono da lui”.

In quel “mio padre” c’è la coscienza di un valore da tramandare,
di una storia da continuare: “Il falegname era quello che con un pezzo di legno
faceva qualsiasi cosa”.

Ogni artigiano in fondo pensa la stessa cosa, anche un fotografo:
con una macchina fotografica puoi fare qualsiasi cosa,
e mi sono venute in mente le mie prime foto, 30 e plus anni fa,
in gita scolastica, classe 3C, con una vecchia, preziosa Voigtlander,
la prima macchina che ho usato, e con grande attenzione:
me l’aveva affidata mio padre.

Anche senza ricorrere alla magia del digitale,
la fotografia si risolve spesso in una grande bugia,
è nella sua natura…
certe volte invece, una piccola bugia digitale
ti permette la semplice verità, l’autenticità di quel che racconti.
Mi è successo lavorando alla case history Cavotec Specimas,
azienda che ha compiuto 50 anni, con 140 persone che ci lavorano.
Per l’occasione si pubblicherà un libro, un’edizione importante,
e così mi dico: non è advertising, non è una brochure effimera,
è memoria aziendale, di persone, collettiva, duratura.
E dunque niente effetti speciali, ma la ricerca del vero,
la testimonianza di un’epoca in un ambiente di lavoro,
un gruppo di persone, i loro volti, le loro espressioni.
Appena arrivo, ecco il fatto: manca una persona,
dovrà essere inserita in seguito, in post-produzione.
Una magia, e una bugia, in tutta la sua Gravity,
e penso al film con Clooney e la Bullock girato in tempi separati.
Guardo le persone, i 139 volti che ho davanti,
non è facile mettersi in posa, e impersonare sé stessi,
ma come gestire questo sforzo è il mio mestiere, coraggio,
poco alla volta si crea familiarità, si vincono le ritrosie,
c’è pazienza, disponibilità, partecipazione, collaborazione.
Terminato il lavoro guardo i risultati, gli scatti,
e capisco cosa mi è successo, come ho lavorato:
è proprio la pecorella smarrita
quella che ti costringe a guardare meglio il gruppo,
e a riconoscere i singoli che lo costituiscono..

Il Dietro le quinte…

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AGENCY: WINNING ASSOCIATI

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Oramai lo sapete, i miei assistenti sono un poco vanesi, ogni qualvolta si allestisce un set per un ritratto, fanno a gara per farsi fotografare.
“Oggi tocca a me…ancora tu?…non mi sembra…” e via discorrendo.

L’immagine di Marco, santificato, mi suggerisce di riprendere un progetto assopito,
cosa ne dici Leo?
(Leo è uno scrittore, oltre che amico, che mi ha proposto un progetto l’anno passato, si parlava appunto di santi)

A proposito, chi vorrà partecipare alla competizione, non come assistente, ma come soggetto, verrà accolto a braccia aperte.
Assicuriamo anche generi di conforto, sorrisi e simpatia, di questi tempi è un lusso!

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2013_2045_0013

Se avete letto il post Ol Mesteràss, avrete compreso che anche il progetto Family Business continua.
Incontro persone curiose, le situazioni di ripetono, ciò nonostante ogni occasione è differente.
I soggetti, inizialmente, faticano a comprendere la presenza della lampada nell’immagine.”Ma poi la togli” mi chiedono.
Altri non dicono nulla, mi guardano con sospetto. “La facciamo qui?”
Chi rimane fermo nella stessa posizione per minuti. Sono di corsa, ma molto disponibili.
Una cosa però è costante: il rispetto per il mio lavoro. Comprendono che dietro alle mie richieste non si nasconde nulla di stravagante, ma la stessa passione e volontà di raggiungere il risultato prefisso, un atteggiamento che conoscono bene, d’altronde sono anni che anche loro si comportano così!

IL PROGETTO CON LE ULTIME IMMAGINI

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Prima di realizzare un ritratto, si svolgono le prove generali per l’illuminazione.
Ecco l’occasione per sottoporre  i propri assistenti ad uno “stress test”.
Alessandro è sempre ben disposto, sta al gioco.
Io ne approfitto!

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Hasselblad H2C, Phase one P45+, Zeiss 80mm, f5.6, flash light

Lavorare con Luca è fantastico. Ti lascia carta bianca.

Primo briefing al telefono: “Mi occorre un nuovo ritratto, ho qualche novità, dunque, ho creato…”, mi trasferisce la filosofia di JTBrands, il suo nuovo marchio, con il solito entusiasmo e idee molto chiare.
Poi parlo con Paolo Vallara, AD per la comunicazione del nuovo progetto e comincio a intravedere la via.

Quando Luca arriva in studio, facciamo ancora un paio di chiacchiere, gli mostro i test, condivide… si parte.
All’inizio è sempre teso, rigido, io scatto sapendo che occorre attendere qualche minuto prima che inizi a sciogliersi, a mostrare la sua anima. Ad un certo punto inizia a seguirti, si trasforma, prova emozioni, e in quell’istante puoi raccogliere il meglio.

Concludiamo, suona il telefono di Luca, sono Mazella & Palmer, ultimi dettagli da concordare per il workshop in Italia nel prossimo week end.
Prima di uscire mi annuncia: ” ah dobbiamo parlare dei filmati, vediamoci a breve, comincia a pensarci”


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Luca Masper